A margine / Sinistra frammentata uguale Sinistra inguaiata

A margine / Sinistra frammentata uguale Sinistra inguaiata
Corrono in solitudine, quelli del Partito comunista, alle Cantonali 2019; anche per il Consiglio di Stato, dove non hanno speranza alcuna. E quindi? E quindi nulla: potrebbe anche essere che ai socialisti vengano a mancare manciate di consensi utili o persino essenziali per una conferma nell'Esecutivo. Problema serio, dicono.

In una Sinistra che fa orecchie da mercante ogni volta che salti fuori un benintenzionato ad inventare progetti unitari, un po' perché in alcuni ambienti sono da difendersi le rendite di posizione ed un po' per i veti incrociati per ideologia e per antipatie personali ed un po' ancora perché troppi sopravvalutano i propri mezzi e si autoconvincono di avere qualità carismatiche invero inesistenti, insomma in questa Sinistra che è ticinese per allocazione ma somiglia assaissimo al coacervo d'oltreconfine a sud, all'assalto delle Cantonali 2019 i comunisti che si dicono comunisti - per quanto quell'identità da “Partito del lavoro”, che era marchio di fabbrica, abbia “appeal” diverso e spesso tenti tre volte tanto nella direzione di un ritorno alle origini - hanno infine deciso di marciare con le proprie gambe: non solo per il Gran Consiglio, dove si trovano a dover difendere il seggio occupato da Massimiliano Arif Ay, ma addirittura per il Consiglio di Stato, con lista presentata ieri e che dunque ci accompagnerà sino ad aprile. Lista dalle zero virgola zero possibilità, ma nemmeno se il Partito comunista riuscisse ad ottuplicare le schede, e si sa; eppure un elemento notevole di disturbo per il Partito socialista, arroccatosi a difesa del seggio di Manuele Bertoli (degnissimi gli altri, ma nella sfida del reale essi faranno corsa solo per la piazza d'onore, ed uno non ha nemmen capito d'essere mero eccipiente...) con l'angoscia di non riuscire a “vedere” quell'11.6 per cento di consensi che viene considerato come trincea tra posto conservato ed Oceano della Disperazione. Circa il peso effettivo dei comunisti, che a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona hanno condiviso i banchi - ma per nulla le dinamiche - con Matteo Pronzini in quota Mps mentre a questo giro nemmen fu azzardata l'ipotesi di un accordo, nei numeri non si sa; dominerà l'appello al “voto utile”, che è tuttavia identica esigenza manifestata dai socialisti e dai pronziani-sergiani in categoria distinta. Ed il problema è per l'appunto ribaltato su coloro che alleati sarebbero dovuti essere, dal momento che carta canta e che in tal senso vi furono, a distanza di tempo, almeno tre fra appelli ed “aperture” da parte del granconsigliere che è in uscita con ambizioni di rientro; si direbbe che o mancarono gli argomenti o fecero difetto i toni o proprio di dialogare qualcuno non aveva voglia. Dalle parti della segreteria del Partito socialista danno ad intendere che, suvvia, l'“Alleingang” costituisce un rischio calcolato. È probabile che abbiano ragione, vuoi per il tempo che gioca a loro favore vuoi per la potenza di fuoco che sarà dispiegata in ogni angolo del Cantone, sino ad attingersi all'ultima goccia di benzina. Ma occhio ai numeri, compagni: a volte quei cinque centesimi fanno mancare il franchetto.

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