Muore l'albo artigiani. E c'è già chi vuole farlo resuscitare

Muore l'albo artigiani. E c'è già chi vuole farlo resuscitare
Punto fermo, per quel che è stato detto oggi in Gran Consiglio: celebrate le esequie dell'albo degli artigiani, prodotto della Legge sulle imprese artigiane la cui esistenza ha inquietato animi ed infiammato cuori nel corso dell'intera legislatura 2015-2019 essendo stato generato sul finale di quella precedente. L'albo degli artigiani, in altre parole, è morto per... decreto, sul voto di una maggioranza non clamorosa ma evidente (42 i favorevoli) propostasi in appoggio al rapporto della leghista Amanda Rückert e dell'udicina (quota “LaDestra”) Lara Filippini, nell'occasione capaci di calamitare il consenso dei propri compagni di avventura e di ottenere il “sì” dei Verdi e dei liberali-radicali. Fine della questione, allora? Manco per nulla: da un lato, perché si fa strada l'ipotesi di un'iniziativa parlamentare con cui rieditare l'albo degli artigiani senza che sussistano conflitti con il diritto superiore (e questa era una delle pecche contestate in corso d'opera al provvedimento); e qui potrebbe insinuarsi il “referendum” dagli ambienti della potente “Unione associazioni edilizia”, sul cui àmbito si riversa buona parte dei professionisti d'oltrefrontiera. In sostanza: attenersi al reale, ma stare alla finestra. Alla prossima.
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